IMEL-EMD.EU

Sistema di Organizzazione e Controllo degli Istituti di Moneta Elettronica




 
 

 

 

 

IL QUADRO NORMATIVO DEGLI ISTITUTI DI MONETA ELETTRONICA
DOCUMENTO SINTETICO - NOTE RILEVANTI

IL QUADRO NORMATIVO
COMPLETO

Gli istituti di moneta elettronica: l’evoluzione

“Gli istituti di moneta elettronica sono le “imprese, diverse dalle banche che emettono moneta elettronica”.

La Direttiva 2009/110/CE (EMD) s’inserisce in un processo europeo di armonizzazione del mercato dei pagamenti – che ha raggiunto un importante traguardo con l’emanazione della “Direttiva PSD” – finalizzato ad accrescere la concorrenza in tale settore, ampliando il novero dei prestatori dei servizi di pagamento e diffondendone l’accessibilità al pubblico.

Le disposizioni di vigilanza hanno adeguato la disciplina degli istituti di moneta elettronica (“IMEL”) a quella degli istituti di pagamento, definendo in tal modo un regime prudenziale omogeneo per tutti gli intermediari che operano nel settore dei pagamenti e rispondente all’esigenza di eliminare le barriere all’ingresso del mercato dei servizi di pagamento e, in particolare, dell’emissione di moneta elettronica.

Con il decreto è stata introdotta una nuova definizione, più ampia e tecnicamente neutrale, di moneta elettronica, formulata in modo tale da non costituire un limite allo sviluppo, in futuro, di prodotti diversi da quelli a oggi più diffusi (es. carte prepagate, moneta online, ecc.).

Con riguardo ai soggetti in grado di emettere moneta elettronica, le nuove disposizioni riservano tale facoltà ai seguenti soggetti: (i) Banche; (ii) IMEL; (iii) Banca centrale europea; (iv) Poste Italiane S.p.A.; (v) Stato italiano e altri Stati comunitari; (vi) Pubbliche amministrazioni statali, regionali e locali. In tale contesto gli IMEL continuano a mantenere - tra i soggetti non bancari - un ruolo privilegiato nell’emissione di moneta elettronica (rimanendo tale attività preclusa agli istituti di pagamento) e si collocano, a pieno titolo, tra i prestatori di servizi di pagamento in quanto autorizzati a svolgere l’intera gamma di servizi di pagamento, nonché a erogare, a determinate condizioni e con limiti di durata, finanziamenti in relazione ai servizi di pagamento prestati.

Gli Istituti di moneta elettronica “ibridi”

Il decreto, nell’ovviare all’esclusività dell’oggetto dell’emissione della moneta elettronica ed alla prestazione dei servizi di pagamento, ha legittimato lo svolgimento di un’attività ibrida (IMEL ibrido N.d.R.), finanziaria e non finanziaria, con patrimonio destinato.

Con l’introduzione della disciplina degli IMEL ibridi, il legislatore ha confermato l’intento di agevolare l’ingresso nel mercato dei pagamenti d’imprese commerciali – e dei soggetti operanti nel settore della grande distribuzione e delle telecomunicazioni – che potranno competere, a parità di condizioni, con i soggetti tradizionalmente operanti nel mercato dei servizi di pagamento.

 

L’albo degli Istituti di moneta elettronica

1. La Banca d’Italia iscrive in un apposito albo gli istituti di moneta elettronica autorizzati in Italia e le relative succursali nonché le succursali in Italia degli istituti di moneta elettronica con sede legale in uno Stato comunitario o extracomunitario.

2. Gli istituti di moneta elettronica trasformano immediatamente in moneta elettronica i fondi ricevuti dal richiedente; per la distribuzione e il rimborso della moneta elettronica possono avvalersi di persone fisiche o giuridiche che agiscano in loro nome.

3. Gli istituti di moneta elettronica possono, quindi:

a. Prestare servizi di pagamento e le relative attività accessorie ai sensi dell’articolo 114-octies senza necessità di apposita autorizzazione ai sensi dell’articolo 114-novies;

b. Prestare servizi operativi e accessori strettamente connessi all’emissione di moneta elettronica.”

(articolo 114-quater)

L’articolo 114-quater comma 2, prevede che gli IMEL sono tenuti a scambiare immediatamente i fondi ricevuti in moneta elettronica. Questa disposizione, unitamente a quella dell’articolo 114-bis, comma 2, impedisce che l’operatività degli IMEL possa svolgersi nelle forme previste per le banche (deposito di somme su un conto con finalità di risparmio e corresponsione di interessi). Il comma 2-bis dell’articolo 11, introdotto con la precedente direttiva IMEL, completa il recepimento delle disposizioni comunitarie, precisando che i fondi ricevuti ai fini dell’emissione della moneta elettronica non sono da considerarsi raccolta del risparmio.

Il comma 3 attuando l’articolo 6 della direttiva, riconosce la possibilità agli istituti di moneta elettronica di esercitare tutti i servizi di pagamento senza necessità di ottenere un’apposita autorizzazione. Si evidenzia quindi che, a differenza degli I.P. per i quali è richiesta un’autorizzazione specifica per ciascun servizio di pagamento che si intende prestare, l’autorizzazione degli IMEL è omnicomprensiva e riguarda quindi, oltre la moneta elettronica, tutti i servizi di pagamento. E’ altresì disposto che l’IMEL, ove prestasse servizi di pagamento e quindi servizi non connessi alla emissione di moneta elettronica sia assoggettato alle previsioni di cui all’articolo 114-octies e alle relative disposizioni di attuazione della Banca d'Italia; tra queste, rilevano in particolare, quelle concernenti i limiti alla concessione di credito.

La “nuova” Moneta Elettronica

La Moneta Elettronica, nella nuova definizione va intesa come il valore monetario memorizzato elettronicamente, ivi inclusa la memorizzazione magnetica, rappresentato da un credito nei confronti dell’emittente che sia emesso per effettuare operazioni di pagamento come definite all’articolo 1, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11, e che sia accettato da persone fisiche e giuridiche diverse dall’emittente. Non costituisce moneta elettronica:

1. il valore monetario memorizzato sugli strumenti previsti dall’articolo 2, comma 2, lettera m), del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11;

2. il valore monetario utilizzato per le operazioni di pagamento previste dall’articolo 2, comma 2, lettera n), del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11.

La nuova definizione, più ampia della precedente e tecnicamente neutra perché prescinde dallo strumento utilizzato per la registrazione del valore monetario, è volta a favorire l’innovazione tecnologica, poiché consente di includere non soltanto tutti i prodotti di moneta elettronica disponibili oggi sul mercato ma anche quelli che saranno sviluppati in futuro.

La stessa definizione individua gli strumenti e le operazioni che non sono da considerarsi moneta elettronica e che, pertanto, non rientrano nell’ambito di applicazione della direttiva. La norma fa rinvio al decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11, di recepimento della direttiva PSD, seguendo la medesima tecnica normativa impiegata dalla direttiva. Per effetto di tale previsione non rientrano nella riserva di attività in materia di moneta elettronica l’emissione di strumenti: a) a spendibilità limitata; ovvero b) che consentano di eseguire operazioni di pagamento mediante dispositivi di telecomunicazione per l’acquisito di beni o servizi digitali.

L’emissione di moneta elettronica

L’art. 114-bis del T.U.B. così recita: “

1. L'emissione di moneta elettronica è riservata alle banche e agli istituti di moneta elettronica.

2. Possono emettere moneta elettronica, nel rispetto delle disposizioni ad essi applicabili, la Banca centrale europea, le banche centrali comunitarie, lo Stato italiano e gli altri Stati comunitari, le pubbliche amministrazioni statali, regionali e locali, nonché Poste Italiane.

3. L’emittente di moneta elettronica non concede interessi o qualsiasi altro beneficio commisurato alla giacenza della moneta elettronica.”

L’articolo 114-bis, recepisce l’articolo 1, paragrafo 1, della direttiva, la quale individua i soggetti ai quali è riservata l’emissione di moneta elettronica e precisa i confini dell’attività riservata, stabilendo la tipologia di strumenti o di operazioni di pagamento che non sono da considerarsi moneta elettronica. Il divieto di corrispondere interessi, dà attuazione all’articolo 12 della direttiva. Tale previsione discende dalla funzione economica svolta dalla moneta elettronica; essa è uno strumento destinato a effettuare pagamenti generalmente di piccolo importo in sostituzione di monete o banconote e non può essere utilizzato come deposito con finalità di risparmio.

L’autorizzazione degli IMEL

L’art. 114-quinquies del T.U.B. così recita:

1. La Banca d’Italia autorizza gli istituti di moneta elettronica quando ricorrono le seguenti condizioni:

a) sia adottata la forma di società per azioni, di società in accomandita per azioni, di società a responsabilità limitata o di società cooperativa;

b) la sede legale e la direzione generale siano situate nel territorio della Repubblica;

c) il capitale versato sia di ammontare non inferiore a quello determinato dalla Banca d’Italia;

d) venga presentato un programma concernente l’attività iniziale e la struttura organizzativa, unitamente all’atto costitutivo e allo statuto;

e) i titolari di partecipazioni di cui all’articolo 19 e gli esponenti aziendali possiedano, rispettivamente, i requisiti previsti ai sensi degli articoli 25 e 26;

f) non sussistano, tra gli istituti di moneta elettronica o i soggetti del gruppo di appartenenza e altri soggetti, stretti legami che ostacolino l’effettivo esercizio delle funzioni di vigilanza.

2. La Banca d’Italia nega l’autorizzazione quando dalla verifica delle condizioni indicate nel comma 1 non risulti garantita la sana e prudente gestione ovvero il regolare funzionamento del sistema dei pagamenti.

3. La Banca d’Italia disciplina la procedura di autorizzazione, i casi di revoca e le ipotesi di decadenza quando l’istituto autorizzato non abbia iniziato l’esercizio dell’attività.

4. La Banca d’Italia autorizza all’emissione di moneta elettronica soggetti che esercitino anche altre attività imprenditoriali quando:

a) ricorrano le condizioni indicate al comma 1, ad eccezione del possesso dei requisiti di professionalità degli esponenti aziendali;

b) per l’attività di emissione di moneta elettronica, la prestazione dei servizi di pagamento e per le relative attività accessorie e strumentali sia costituito un unico patrimonio destinato con le modalità e agli effetti stabiliti dagli articoli 114-quinquies.1, comma 5, e 114-terdecies;

c) siano individuati uno o più soggetti responsabili del patrimonio di cui alla lettera b); ad essi si applica l’articolo 26, limitatamente ai requisiti di onorabilità e professionalità.

I requisiti per ottenere l’autorizzazione sono quindi analoghi a quelli che la normativa comunitaria impone agli I.P., ad eccezione dell’ammontare minimo di capitale versato che è fissato direttamente dall’articolo 4 della direttiva.

Il comma 4 recepisce inoltre la previsione comunitaria che consente ai nuovi IMEL di esercitare anche altre attività imprenditoriali diverse dall’emissione di moneta elettronica o dalla prestazione di servizi di pagamento, analogamente a quanto già previsto per gli istituti di pagamento. In particolare, la disposizione in commento, analogamente a quanto già previsto per gli I.P. ibridi, introduce alcuni requisiti aggiuntivi per la società, già operativa in altri settori imprenditoriali che intenda prestare servizi di pagamento.

I requisiti ulteriori rispetto a quelli previsti al comma 1 del medesimo articolo sono: a) la costituzione di un patrimonio destinato; b) la nomina di uno più responsabili, in possesso dei requisiti di cui all’articolo 26 del TUB, ai quali è affidata la gestione del patrimonio medesimo.

L’operatività degli IMEL

L’art. 114-quinquies del T.U.B. così recita:

“Omissis…

6. Gli istituti di moneta elettronica italiani possono operare:

a) in uno Stato comunitario, anche senza stabilirvi succursali, nel rispetto delle procedure fissate dalla Banca d’Italia;

b) in uno Stato extracomunitario, anche senza stabilirvi succursali, previa autorizzazione della Banca d’Italia.

7. Gli istituti di moneta elettronica con sede legale in un altro Stato comunitario, che intendono operare in Italia, possono operare nel territorio della Repubblica anche senza stabilirvi succursali dopo che la Banca d’Italia sia stata informata dall’autorità competente dello Stato di appartenenza.

8. L’emissione di moneta elettronica da parte di un istituto di moneta elettronica con sede legale in uno Stato extracomunitario è subordinata all’apertura di una succursale in Italia autorizzata dalla Banca d’Italia ai sensi del presente articolo in presenza di condizioni corrispondenti a quelle del comma 1, lettere c), d), e) ed f). L’autorizzazione è rilasciata, sentito il Ministero degli affari esteri, tenendo anche conto della condizione di reciprocità.

9. La Banca d’Italia detta disposizioni attuative del presente articolo.

Il comma 9 attribuisce quindi alla Banca d'Italia il compito di dettare disposizioni per regolare gli aspetti di dettaglio della disciplina (ad esempio procedura autorizzativa). Le disposizioni applicative di cui si fa riferimento in punto 9 (regolamento del 20 giugno 2012 di Bankitalia) imperniano l’intero capitolo 3 di questo documento il modello organizzativo e operativo degli Istituti. Per quanto concerne l’operatività degli istituti di moneta elettronica e gli I.P., si rinvia alle disposizioni applicative riportate alla sez. 3.10 (rete distributiva e l’operatività domestica ed estera).

L’emissione di moneta elettronica - Definizione e applicazione

Come riportato precedentemente, la Moneta Elettronica è il valore monetario memorizzato elettronicamente, ivi inclusa la memorizzazione magnetica, rappresentato da un credito nei confronti dell’emittente che sia emesso per effettuare operazioni di pagamento come definite all’articolo 1, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11, e che sia accettato da persone fisiche e giuridiche diverse dall’emittente. Non costituisce moneta elettronica:

1. il valore monetario memorizzato sugli strumenti previsti dall’articolo 2, comma 2, lettera m), del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11;

2. il valore monetario utilizzato per le operazioni di pagamento previste dall’articolo 2, comma 2, lettera n), del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11;

L’attività riservata permette di trasformare immediatamente in moneta elettronica i fondi ricevuti dal richiedete. L’emissione di moneta elettronica è quindi riservata a istituti di moneta elettronica oltre che alle banche.

La moneta elettronica ha le seguenti caratteristiche, in termini di modalità applicative:

 relativamente alla tipologia di supporto operativo le modalità applicative possono essere:

a. Carte “prepagate”;

b. Conti “prepagati”.

 relativamente alla ricostituzione dei fondi che li alimentano le modalità applicative possono essere:

a. ricaricabili;

b. non ricaricabili.

 relativamente all’intestazione e l’identificazione del cliente le modalità applicative possono essere:

a. anonimi;

b. nominativi.

Gli istituti di moneta elettronica possono potenzialmente e contestualmente svolgere le seguenti attività:

a. Emettere moneta elettronica;

b. Prestare servizi operativi e accessori strettamente connessi all’emissione di moneta elettronica. Il quadro normativo degli Istituti di Pagamento e di Moneta elettronica a cura di www.servizidipagamento.eu Copyright Pagina 26

c. Prestare servizi di pagamento non connessi all’emissione di moneta elettronica e le relative attività accessorie ai sensi dell’articolo 114- octies senza necessità di apposita autorizzazione ai sensi dell’articolo 114-novies;

La moneta elettronica: la carta prepagata

La carta prepagata è uno strumento rilasciato da un IMEL (o una banca) che incorpora un credito nei confronti dell’emittente emesso per effettuare operazioni di pagamento. Per il rilascio della carta prepagata non è necessaria la titolarità di un conto corrente né viene effettuata da parte dell'emittente una valutazione di solvibilità del prenditore della carta.

La “carta prepagata anonima” può essere ricaricabile oppure non ricaricabile. La carta anonima “non ricaricabile” è avvalorabile a ero 250, aumentato sino a 500 per quanto concerne le operazioni di pagamento nazionali.

La “carta ricaricabile anonima” ha invece un limite massimo di caricamento pari a 2.500 euro in un anno civile; tuttavia, il cliente deve farsi comunque identificare nel caso in cui ottenga il rimborso o effettui il prelievo di un importo pari o superiore a 1.000 euro ovvero effettui una transazione di importo superiore a 1.000 euro.

La carta nominativa, invece, può essere sempre ricaricabile fino a un valore massimo stabilito di volta in volta dall'emittente. Quale che sia la tipologia di carta prepagata, il cliente ha sempre diritto al rimborso totale degli importi presenti sulla carta stessa al netto di un'eventuale somma trattenuta dall'emittente a titolo di commissione.

La carta prepagata (cosiddetta a spendibilità generalizzata) può essere acquistata presso l’IMEL emittente che, a fini distributivi, si può avvalere anche di soggetti convenzionati.

La carta prepagata può essere utilizzata per effettuare operazioni di pagamento presso negozi o via internet e può essere abilitata anche alle operazioni di prelievo. Queste ultime avvengono generalmente tramite sportelli automatici (ATM).

Il collegamento della carta a un circuito internazionale permette di eseguire le operazioni di pagamento e di prelievo anche all'estero. Tali operazioni vanno a decurtare, contestualmente alle transazioni, l'importo delle somme precedentemente versate dal cliente. La digitazione di un codice segreto (PIN) è sempre richiesta per le operazioni di prelievo. Alcuni emittenti richiedono tale digitazione anche per le operazioni di pagamento superiori a determinati importi.

Generalmente sono previsti presidi di sicurezza a tutela del titolare della carta in caso di furto o smarrimento della stessa (ad esempio: blocco carta).

La carta prepagata è in genere utilizzata se non si dispone o non si vuole usare un conto corrente bancario o postale, se non si dispone dei requisiti per possedere una carta di credito, per effettuare acquisti via internet o telefonici, limitando in questo caso i rischi di frodi all'importo caricato sulla carta (che è generalmente inferiore ai limiti massimi di spesa previsti per le carte di credito e di debito); per il pagamento di beni e servizi di importo contenuto.

I conti prepagati

Il conto di moneta elettronica è un conto prepagato che ha due caratteristiche:

1. non può generare interessi attivi per il titolare;

2. in quanto prepagato, non può risultare con un saldo a debito per il titolare.

La carta conto prepagata

La carta conto prepagata è una carta prepagata “multifunzione” ovvero con funzioni avanzate in quanto permettono di effettuare tutte le principali operazioni senza avere un conto corrente / conto di pagamento. La sua caratteristica è quella di essere carta prepagata ricaricabile e con codice IBAN e in quanto tale è abilitata a svolgere le principali operazioni bancarie, come fare e ricevere bonifici, pagare tributi con F24, MAV, RAV, accreditare lo stipendio e disporre addebiti continuativi (RID). Le operazioni di addebito vengono eseguite solo se sulla carta è presente un saldo sufficiente e non sono soggette ad imposta di bollo.

I servizi “accessori” della moneta elettronica

I servizi “accessori” di moneta elettronica sono rappresentati da:

1. Progettazione e realizzazione di procedure, dispositivi e supporti relativi all’attività di emissione di moneta elettronica;

2. Prestazione per conto di terzi emittenti di moneta elettronica di terzi connessi con l’emissione di moneta elettronica.

Il capitale versato iniziale richiesto per gli IMEL € 350.000

PER LA CONSULTAZIONE DEL QUADRO NORMATIVO COMPLETO >



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
I SERVIZI PER IMEL
CONTRIBUTI & PROGETTI
STRUTTURE OPERATIVE DLVA-FIDES
Il QUADRO NORMATIVO degli Istituti di Pagamento e di Moneta elettronica
Social lending (peer-to-peer lending o
p2p lending
)
www.106tub.eu - Organizzazione e Controllo del 'nuovo' INTERMEDIARIO FINANZIARIO 106 TUB - VIGILATO
www.servizidipagamento.eu - Sistema di Organizzazione e controllo degli Istituti di Pagamento - Assistenza e Consulenza alla costituzione di I.P.
www.mediatori-creditizi.eu - Servizi di consulenza per le Società di Mediazione Creditizia
www.microcredito111tub.eu - Consulenza e Assistenza a Società di Microcredito
www.confidi112tub.eu - I CONFIDI MINORI - Consorzi e Cooperative di Garanzia Collettiva Fidi
www.rating-dilegalita.it - RATING di Legalità per Holding e Intermediari Finanziari e Imprese che eseguono lavori d'appalto

Struttura dedicata della DLVA-FIDES CONSULTING S.R.L. - Organizzazione & Controllo degli ISTITUTI DI MONETA ELETTRONICA 2011-2017 © copyright imel-emd.eu - Tutti i Diritti Riservati | |